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JESUS
HOMINUM
SALVATOR

la vita di Cristo
nell'arte trapanese
dal XV al XIX secolo


dal 4 luglio
al 31 ottobre 2009
Evangelizzare attraverso l’Arte, condurre per mano il visitatore della mostra Jesus Hominum Salvator a rivisitare il Vangelo, facendo tesoro di quanto è custodito nei luoghi sacri della nostra amata Chiesa di Trapani, è l’obiettivo di questa ulteriore iniziativa culturale alla quale ci auguriamo possano seguirne tante altre ancora.
La carità nella/della cultura si fa storia oggi, entrando nel vissuto della città e sollecitando l’interesse dei fedeli verso il bello, l’armonia, il divino nell’arte.
Il passato ha saputo consegnarci capolavori d’arte ispirati dalla fede, dalla pietas popolare, dall’interrogarsi dell’uomo nelle varie epoche della storia con coraggio profetico sul senso della vita.
Il Divino che irrompe nella storia ha il volto bello di Gesù di Nazaret, potente in parole ed in opere, il Quale è passato nel mondo facendo del bene a tutti, sanando ogni forma di infermità e annunciando la buona Novella del Regno.
L’ancora di salvezza, lanciata all’uomo naufrago tra le onde tempestose della storia, non è un teorema, un trattato di morale, una somma di regole ma la Persona di Cristo, il Salvatore che, in obbedienza al Padre, si è incarnato per opera dello Spirito Santo nel seno verginale di Maria, è morto sulla croce ed è risorto all’alba del terzo giorno.
La vita, così piena di incognite, risulta un mistero inestricabile, un terribile imbroglio se non si apre alla speranza, se non trascende il suo orizzonte terreno e non approda all’oltre e all’Altro.
Siamo nati per la gioia e non ci è lecito crogiolarci nel nulla dei pensieri, dei desideri, delle aspirazioni.
Agostino, grande vescovo d’Ippona, esprimeva questa verità in maniera lapidaria: «Ci hai fatti per te, o Signore, e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te».
In tempi di relativismo a tutto spiano, in cui l’io è il démone che distrugge la voglia di dialogo e crea solitudine insopportabile, c’è bisogno di tenere alta la guardia, ponendo in essere strategie di confronto e non sottraendoci alle sfide della società “liquida”.
Plaudo a quanti si sono adoperati e si adoperano per l’affermazione della cultura come veicolo di valori umani fondamentali per la vita della società.
L’arte è uno dei questi valori che, come in un concerto di voci, crea armonia di suoni, di colori, di immagini che penetrano nell’intimo e incidono sulle coscienze delle singole persone portandole a pensare, a progettare, a vivere secondo modelli comportamentali di bellezza, di giustizia, di legalità, di solidarietà, di amore.
Sono orgoglioso e fiero di quanto la nostra Chiesa in quest’anno pastorale ha cercato di portare avanti, valorizzando al massimo i suoi tesori d’arte; questi non debbono rimanere chiusi nel forziere, ma devono essere messi in mostra perché vengano ammirati e stimati, sentiti propri come patrimonio di famiglia a cui attaccare il cuore.
L’albero si riconosce dal frutto e sono convinto che da quest’albero bimillenario, che è la Chiesa santa di Dio, la società potrà ricevere abbondanza di frutti, in particolar modo uno tra tutti: l’amore, da cui nasce, si sviluppa, cresce la nuova civiltà, la civiltà dell’amore.
La società è attraversata da incertezze, dubbi, angosce, speranze che si rincorrono e si intrecciano in un divenire convulso, caotico, dove ognuno insegue il benessere in termini di comodità, di soddisfacimento dei bisogni materiali, dimenticando e più spesso ignorando i bisogni spirituali, gli aneliti più profondi che stanno alla base del proprio essere.
La modernità intesa come alienazione, evasione dell’io proiettato nel limbo di una vita plagiata dal virtuale, è lo scoglio su cui si infrangono non poche esistenze, soprattutto giovanili.
Una mostra d’arte a tema religioso è come un colpo di frusta, un richiamo imperioso che interroga, scuote, obbliga a sostare, ad attivare percorsi di pensiero altri da quelli a cui ci ha abituati la società delle comunicazioni drogate.
A quest’ottica che accetta la sfida, e si propone a sua volta come sfida per una sana modernità, obbedisce lo sforzo di questo ulteriore evento che interessa la nostra Chiesa di Trapani.
Sfida che parte dal bisogno – dovere – esigenza di testimoniare con coraggio profetico la bella Notizia: Cristo è risorto, è con noi, è nostro fratello e compagno di viaggio per le strade del mondo, è il nostro Salvatore.
Una Chiesa che annuncia speranza, testimonia l’amore, carica di ottimismo la storia,sprigiona amore per la verità e la bellezza è la Chiesa che crediamo, amiamo e di cui andiamo fieri.
È la Chiesa, che, attraverso le opere d’arte esposte, vuol proclamare il suo credo richiamando in tal modo l’attenzione di credenti e non credenti a ridisegnare la propria storia personale e sociale, attingendo alle radici di un passato ricco di valori, intessuto di sani sentimenti, caràto dalla bellezza, tesoro inestimabile da consegnare ai posteri.
Senza questo patrimonio di valori tramandatici saremmo tutti più poveri, ci sarebbe il deserto in noi e intorno a noi, mancheremmo dell’humus necessario per vivere e la nostra azione risulterebbe sterile e non porterebbe frutti.
Il deserto fiorirà e questa mostra alimenterà quel fiume di acqua viva di cui anche l’uomo contemporaneo sente la nostalgia, il bisogno.
Ai giovani che guardano al loro futuro con apprensione per le tante, forse troppe nubi, che annunciano tempesta, sarebbe auspicabile che risuonasse solenne e forte attraverso questa mostra la Parola del Risorto:
«Coraggio, io ho vinto il mondo!» (Gv 16,33).
“La fede non è pensiero, ma tocca tutto il nostro essere. Poiché Dio si è fatto uomo in carne e ossa, è entrato nel mondo sensibile, noi in tutte le dimensioni del nostro essere dobbiamo cercare e incontrare Dio. Così la realtà di Dio mediante la fede, penetra nel nostro essere e lo trasforma”
(Benedetto XVI udienza generale 3 giugno ’09).


+ Francesco Micciché
Vescovo di Trapani

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